Comunicazione & Forme



 

 

 

 

          Luglio 2005

Politica, Comunicazione e Sfera Pubblica- Un'analisi sociologica

           Autore: Lucio Meglio - Sociologo

Socio dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale

 Lavori Scientifici o di Ricerca

 

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Politica, Comunicazione e Sfera Pubblica
Un’analisi sociologica


Autore: Lucio Meglio
Sociologo

Da tempo oramai si è finalmente compreso come, alla base dei meccanismi democratici della delega e della rappresentanza vi sia una risorsa politica fondamentale: la comunicazione. Essa si configura come lo strumento tramite il quale gli eletti dal popolo riescono ad interpretare gli interessi collettivi, e che trova nella sfera pubblica il proprio naturale campo d’azione. È nella sfera pubblica, infatti, che si attivano i processi d’opinione, mediante i quali si tendono ad influenzare le decisioni politiche sottoforma di atti linguistici e simbolici.
Ci troviamo dunque dinanzi ad un vero e proprio processo che potremmo definire di socializzazione politica, tramite il quale da un lato i cittadini si adeguano e si conformano alle esigenze della vita collettiva dello Stato; e dall’altro le istituzioni, nella fattispecie i partiti politici, facendo da filtro alle molteplici richieste provenienti dal basso, danno forma alla volontà popolare.
Questo processo di mise en forme (L. Cedroni 2001) della volontà popolare e quello della semplificazione della domanda sociale da parte delle istituzioni di rappresentanza, corrispondono all’oggetto di studio proprio di quella che comunemente viene definita comunicazione politica.
In questa sede non interessa analizzare dettagliatamente la storia, le teorie e le tecniche che sono state elaborate su questa disciplina (per approfondimenti si rimanda alla bibliografia), a noi preme evidenziare come, grazie alla comunicazione politica, si riesce a rendere visibile lo scambio – adesione di opinione e consenso attraverso il voto, contro rappresentanza e soddisfazione degli interessi – tra cittadini e governanti; sono infatti quest’ultimi, assieme al sistema dei media, a costituire gli esclusivi attori dello “spazio pubblico” ( J. Habermas 1962) . All’interno di tale spazio si crea un processo dinamico tra i principali attori della scena politica moderna: istituzioni politiche, mass media, e cittadini.
Le prime, tra le quali annoveriamo il governo, i partiti o i candidati delle elezioni, comunicano con i cittadini-elettori, e questi a loro volta con le istituzioni politiche: dalla comunicazione immediata di entrambi nasce uno spazio condiviso: l’arena pubblica; entrambi gli attori intrattengono rapporti di comunicazione anche con il sistema dei media. I tre spazi comunicativi creati dai tre sopracitati attori, costituiscono una rete di scambi di natura politica, sono cioè comunicazione politica (G. Mazzoleni 1998). A seconda delle direzioni che scaturiscono dai vettori della rete di comunicazione creata fra i tre attori, si identificano le varie forme che può assumere la comunicazione politica: dal sistema politico al sistema dei media; dal cittadino-elettore al sistema politico; e dal sistema politico al cittadino-elettore. Dei tre l’ultimo appare, a mio avviso, il più interessante.
Per prima cosa bisogna individuare all’interno di tale flusso comunicativo diverse sottosezioni, a seconda cioè dell’istituzione che comunica; il Parlamento, e in generale gli organi di rappresentatività, attivano una comunicazione di carattere propriamente istituzionale, quando cioè essa è espressione dell’istituzione stessa e non delle persone che ricoprono i vari uffici.
Affianco ad essa si erge tutta l’area non istituzionale identificabile cioè nei soggetti politici, nei gruppi di pressione, nelle organizzazioni sindacali, o anche dai semplici rappresentanti di organizzazioni pubbliche, le quali competono e interagiscono tra di loro per conquistare il potere o, semplicemente, per imporre le proprie scelte. I partiti politici attivano, dunque, un processo di comunicazione che si indirizza agli iscritti , ai simpatizzanti e all’elettorato di appartenenza, dando vita ad una vera e propria struttura gerarchica della comunicazione. Ultimamente però, come giustamente faceva notare Duverger, a causa della sempre maggiore personalizzazione della politica tale struttura non esiste quasi più per cui la comunicazione si estende a fasce sempre più ampie di elettori di opinioni ( Duverger 1991).
Assistiamo alla nascita di quello che molti studiosi hanno definito il partito postideologico, il quale creato come strumento atto alla produzione di scelte politiche contingenti, cerca di ottenere voti vendendo un pacchetto di proposte politiche formulate in vista delle cariche da ricoprire.
La funzione politica e sociale dei partiti si risolve pertanto nella massimizzazione dei voti da ottenere e non più nello svolgimento dei programmi politici derivanti da una funzione di rappresentanza ideologicamente coerente.
In questa dinamica comunicativa il partito è divenuto oramai un “imprenditore”, volto ad operare in un’economia finalizzata al profitto. Per raggiungere i propri obiettivi essi formulano delle proposte politiche attraverso le quali cercano di ottenere il più possibile la massimizzazione dei voti. Tale massimizzazione la potranno raggiungere tramite l’analisi delle opportunità, ovverosia attraverso una informazione costante sui bisogni specifici e le aspettative mutevoli dell’elettore. Il successo verrà raggiunto soltanto dal partito che riuscirà a sintonizzare domanda e offerta politica posizionando quest’ultima sulla base dei bisogni espressi dalla domanda.
Assistiamo alla nascita del marketing politico, con il quale si cerca di catturare quello che una volta era il voto di opinione, con strumenti che oltrepassano la semplice discussione di un programma politico, ma che coinvolgono sempre più elementi emozionali, quali l’immagine del leader di partito, o l’accentuazione dell’utilizzo di strumenti comunicativi.
Il partito è divenuto sempre più l’immagine che il suo leader e i suoi esponenti sanno dare al pubblico, il programma una mera dichiarazione di intenzioni secondo formule invalse e che quasi mai hanno presa diretta sui cittadini.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:

• F. Amoretti, La comunicazione politica, La Nuova Italia, Roma 1997
• S. Bentivegna, Comunicare in politica, Carocci, Roma 2001
• L. Cedroni, Rappresentanza e partiti politici nell’era della comunicazione, Seam, Roma 1998
• M. Duverger, I partiti politici, Edizioni Comunità, Milano 1961
• J. Habermas, Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, Bari 2005
• G. Mazzoleni, La comunicazione politica, Il Mulino, Bologna 1998
• C. Mongardini, La società politica, Vol. 2 ECIG Genova
• M. Prospero, Politica e società globale, Laterza, Bari 2002
• F. Saccà, Cultura politica, partecipazione e comunicazione, Franco Angeli, Milano 2004