Dicembre 2004
Roccaforte del Greco : Vunì: l’essenza del mondo greco di Calabria nel cuore dell’Aspromonte.
di Federico Curatola
Vunì: l’essenza del mondo greco di Calabria nel cuore dell’Aspromonte
Roccaforte del Greco
Roccaforte Del Greco
Questo caratteristico centro detiene un curioso primato, è infatti con Bova ( 915) e Canolo Nuova ( 890) il paese più alto, non solo dell’Area, ma dell’intera provincia reggina. E’ proprio dall’alto dei suoi 970 metri che Vunì domina il grande letto ghiaioso dell’Amendolea e con esso l’orizzonte, segnato dallo Ionio, l’immancabile elemento che contribuisce da sempre a creare il connubio mare monti, che per l’Area Grecanica è un comune denominatore. Impossibile per chiunque rimanere insensibili di fronte allo splendido contrasto cromatico che si crea fra il bianco della neve e l’azzurro di mare e cielo che spesso si confondono formando una unica grande muraglia, quasi a voler delimitare attraverso un’immaginaria linea di confine, realtà e finzione, mito e leggenda, storia e tradizione, passato, presente e futuro che da queste parti sono da sempre una cosa sola.
Come gli altri centri dell’area, anche per Roccaforte una semplice e affascinante prerogativa, una vita vissuta all’insegna di ritmi blandi, scandita dai soliti gesti quotidiani che sembrano voler fermare il tempo in un perenne e immobile attimo, dal quale niente e nessuno sembra poterti distogliere. Gente umile, vita semplice, fatta di lavoro, sacrifici e secolari sofferenze. Uomini, donne, vecchi e bambini abituati a convivere con le asprezze di un territorio che ha coniato nei secoli le caratteristiche di questa gente, plasmandone carattere, usi, costumi, cultura e caratteristiche fisiche. Una patente “biologica” ottenuta attraverso un difficile percorso ad ostacoli, studiato, è proprio il caso di dirlo, da chi ha scelto come palco scenico naturale queste affascinanti e irraggiungibili montagne. Anche questa “rocca” è patria dei Greci di Calabria, e anche da queste parti è possibile sentir parlare l’antico dialetto greco, o ascoltare i suoni di organetto e tamburello. Camminando per il centro storico si ramane catturati da panorami mozzafiato, e soprattutto dall’ingegno della gente che pur di rimanere legata alle proprie radici ha trovato il modo (combattendo le asprezze del territorio) di costruire la propria casa in posizioni a dir poco proibitive, su spuntoni di roccia, dai quali, guardando in giù si aprono inquietanti e spaventosi abissi che culminano nel letto del fiume. Purtroppo però anche per Roccaforte il triste dazio dell’emigrazione, una preoccupante emorragia che contribuisce a disperdere in modo drammatico il senso dell’appartenenza, da sempre segno distintivo di queste genti. Nonostante ciò, ci sono ancora circa seicento anime che resistono e credono che non sia tutto perduto, testimoniandolo con la caparbietà di chi vuole continuare a vivere, contro ogni luogo comune, su questo vero e proprio “ Olimpo Grecanico”, dove si respirano ancora i profumi e gli odori tipici della montagna, quelli classici di un passato neanche troppo lontano. Una montagna affascinante e incontaminata quella di Roccaforte con i suoi 54,03 kmq che si spingono fino quasi a lambire il Montalto la cima più alta del massiccio con i suoi 1956 metri. Ruscelli laghetti, foreste e immense pietraie, ricoprono la quasi totalità del territorio. E anche da queste parti troviamo nomi che richiamano inevitabilmente l’elemento greco, Zumbèllo, Megamblàdi, Punta d’Atò, Cropanè, il Vallone Colèlla, nato da un’impressionante frana, un patrimonio naturale che non teme paragoni. Ma Roccaforte non è solo natura, ci sono anche una cultura e una tradizione soprattutto religiosa, che da sempre contraddistinguono questa gente accomunandola alle altre comunità grecaniche. Ecco allora al centro del paese la grande Chiesa del patrono San Rocco i cui festeggiamenti ricorrono ogni sedici di Agosto. Poco più in basso quella dello Spirito Santo sulla quale si racconta un curioso aneddoto. Sembra infatti che il progetto originario fosse stato studiato per un altro paese, dal nome uguale, e che un sacerdote del luogo, “piuttosto scaltro”, sfruttando l’omonimia se lo sia accaparrato regalando ai suoi parrocchiani una nuova e grande struttura. Ma anche antichi fabbricati che aprono suggestive finestre sulla storia, come la chiesetta nella frazione Ghorio , appartenuta ai Baroni Tripepi di Bova. Una costruzione, con i ruderi di una vecchia torre di avvistamento da queste parti chiamata ( la turri) risalente al diciottesimo secolo. Come altri paesi della vallata anche Roccaforte fu feudo di Amendolea , appartenendo al casato dei Ruffo di Calabria dal 1624 al 1806 e divenendo comune solo nel 1811. Qualcuno ha scritto, parlando di questo piccolo centro “ nel cuore dell’Aspromonte nel cuore della Gente” .Una descrizione perfetta per un luogo dove ospitalità e antiche tradizioni della montagna si fondono in modo unico ai colori e ai sapori di questa terra, colori di monti e di cielo, di vallate e di sterminate radure, colori mediterranei e a volte quasi “scandinavi” che si fanno sempre magico emblema della terra dei Greci di Calabria. E’ difficile capire il vero spirito di questa gente, e l’intimo legame che la lega ad una terra affascinante ma estremamente cruda e dura, una terra dai grandi contrasti che, ormai da secoli, si rincorrono, quasi per uno strano accanimento del destino.
Federico Curatola